Ritorna il criterio del “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” per la determinazione dell’assegno divorzile.

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Con l’ordinanza n. 4523 del 14.02.2019, la Corte di Cassazione, nel confermare una pronuncia della Corte d’Appello di Catania, ha ripreso il criterio del “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” ai fini della determinazione dell’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge.

Con la nota pronuncia della Suprema Corte n. 11504 del 10.05.2017, viene innovato il pregresso orientamento di legittimità all’esito di un percorso argomentativo che mette al centro il principio di auto responsabilità dei coniugi sullo sfondo di una concezione dell’istituto del matrimonio in linea con i tempi, così abbandonando il parametro del pregresso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio per adottare il nuovo criterio basato sull’adeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente l’assegno e sulla possibilità di procurarseli. Continua a leggere

Fondo patrimoniale: addio impignorabilità dei beni conferiti.

Il fondo patrimoniale è un istituto giuridico disciplinato dall’art. 167 c.c. in base al quale i coniugi possono riservare una parte del loro patrimonio a tutela dei bisogni della famiglia. Può avere adFondo-Patrimoniale oggetto sia beni immobili sia mobili iscritti in pubblici registri o titoli e tali beni rimangono di proprietà dei coniugi e gli eventuali frutti dagli stessi prodotti devono essere utilizzati per far fronte ai bisogni della famiglia. Inoltre non possono essere venduti né dati in pegno senza il consenso di entrambi i coniugi e, se ci sono figli minori, è necessaria l’autorizzazione del giudice per necessità o utilità evidente. Ma la conseguenza più importante di tale istituto giuridico è che i beni del fondo patrimoniale non possono essere oggetto di procedimento esecutivo e quindi aggrediti da eventuali creditori personali dei singoli coniugi.

Tale tutela non vale per tutti i tipi di debito, ma solo per quelli volti a soddisfare esigenze diverse dai “bisogni della famiglia” in quanto, per le obbligazioni assunte per le necessità familiari, possono essere aggrediti anche i beni oggetto del fondo patrimoniale. Continua a leggere

Se la Chiesa dichiara nullo il matrimonio, stop all’assegno di mantenimento.

 

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Il matrimonio concordatario ovvero quello celebrato in Chiesa, con effetti anche civili, può essere dichiarato nullo da una sentenza del tribunale ecclesiastico, se sussistono alcuni motivi di particolare gravità, espressamente previsti dal Codice di Diritto Canonico, che permettono di considerarlo, quanto agli effetti, come se non fosse mai stato celebrato.
Si ricorda che, tra i più frequenti motivi di nullità del matrimonio ecclesiastico, vi sono l’esclusione di una delle finalità essenziali del matrimonio ovvero incapacità per insufficiente uso di ragione, incapacità per difetto di discrezione di giudizio, incapacità per cause di natura psichica, ignoranza, errore sulla persona del coniuge, dolo, condizione, timore o l’impotenza dell’uomo o della donna.
Una volta ottenuta la pronuncia di nullità del matrimonio da parte del tribunale ecclesiastico adito, è necessario ottenere anche il riconoscimento di tale sentenza al fine di procedere all’annotazione presso i registri dello stato civile. Continua a leggere

DIVORZIO: ASSEGNO DI MANTENIMENTO NEL CASO IN CUI IL CONIUGE BENEFICIARIO INSTAURI UNA NUOVA CONVIVENZA.

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In base all’art. 5, comma IV, della Legge 1 Dicembre 1970, n. 898, con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale può disporre l’obbligo di somministrare periodicamente l’assegno di mantenimento a favore del coniuge che non abbia mezzi adeguati di sostentamento o che comunque non possa procurarseli per ragioni oggettive.

Tale somma sarà determinata tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, nonché del reddito di entrambi.

L’art. 5 della predetta Legge, al comma X, prevede altresì che l’obbligo di corresponsione dell’assegno cessi nel caso in cui il coniuge beneficiario passi a nuove nozze, fermo restando l’obbligo di provvedere al mantenimento dei figli.

Tuttavia non è stata prevista una disciplina per le ipotesi in cui il coniuge instauri una convivenza di fatto senza convolare a nuove nozze.

Si è reso pertanto necessario l’intervento della Corte di legittimità per meglio definire tali casi.

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MEDIAZIONE ATIPICA – Il procacciatore d’affari ha diritto alla provvigione solo se iscritto all’albo dei mediatori

Con la Sentenza n. 19161 del 2 agosto 2017 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno  chiarito i confini che intercorrono tra le figure del mediatore, del procacciatore d’affari e dell’agente, e sono giunte ad affermare che anche il procacciatore d’affari – essendo sostanzialmente un “mediatore atipico” – è tenuto ad iscriversi all’albo dei mediatori per  maturare il diritto alla provvigione. Continua a leggere

La disciplina prevista per i vizi delle opere di ristrutturazione edilizia: la responsabilità dell’appaltatore ex art. 1669 c.c. si estende anche alle mere ristrutturazioni edilizie su immobile preesistente (Cass. Civ., S.U., 27.03.17 n. 7756).

 

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La Suprema Corte, nella sentenza in commento, si è pronunciata in merito al contrasto che si era creato sulla possibilità di estendere la responsabilità dell’appaltatore ex art. 1669 c.c. anche agli interventi ulteriori realizzati nell’edificio rispetto all’originaria costruzione, esprimendo il seguente principio di diritto: “L’art. 1669 c.c. è applicabile, ricorrendone tutte le altre condizioni, anche alle opere di ristrutturazione edilizia e, in generale, agli interventi manutentivi o modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, che rovinino o presentino evidente pericolo di rovina o gravi difetti incidenti sul godimento o sulla normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest’ultimo”.

Si ricorda innanzitutto che l’art. 1669 c.c. è stato disposto in materia di appalto e, più precisamente, contempla una specifica responsabilità che va oltre e in aggiunta alla normale responsabilità per inadempimento contrattuale, prevista dagli art. 1667 e 1668 c.c., tant’è che da sempre la giurisprudenza (ma non l’unanimità della dottrina) ravvede nella norma in questione una fonte di responsabilità extracontrattuale. Continua a leggere

VENDITA – Vizi della cosa venduta / responsabilità 1669 c.c. in capo al venditore che abbia eseguito lavori di manutenzione o ristrutturazione prima della compravendita

La recentissima sentenza emessa il 28 luglio 2017 n. 18891 dalla Corte di Cassazione Civile, Sezione Seconda, ha per oggetto una vicenda relativa ad un vizio presente su un immobile compravenduto; nello specifico, infiltrazioni d’acqua provenienti da un terrazzo a carico del locale sottostante.

In buona sostanza, l’acquirente, apprendeva, a distanza di due anni dal suddetto acquisto, che l’immobile presentava alcuni vizi, fino a quel momento rimasti occulti, causati da lavori di ristrutturazione eseguiti su indicazione di parte venditrice in epoca antecedente alla cessione dell’immobile.

L’acquirente, dopo aver tentato – vanamente – di ottenere un risarcimento in via stragiudiziale, instaurava un contenzioso presso la competente autorità giudiziaria invocando sia la garanzia per vizi, tipica della compravendita ex artt. 1490 c.c., sia la garanzia per rovina e difetti di cose immobili ex art. 1669 c.c. in materia di appalto in quanto le opere di ristrutturazione erano state eseguite sotto la direzione e controllo del venditore. Continua a leggere

Illecito endofamiliare: il genitore che si è dimostrato disinteressato nei confronti dei figli è tenuto a pagare in favore degli stessi il risarcimento del danno.

Il Tribunale di Cassino, con la sentenza n. 832/2016, pubblicata il 15.06.2016, ha condannato un padre al risarcimento del danno non patrimoniale per abbandono morale della figlia minore, quantificato nella misura di € 52.000,00, ribadendo quanto già affermato dalla giurisprudenza di legittimità in merito al risarcimento dell’illecito endofamiliare.

Nella giurisprudenza di legittimità è stata enucleata la nozione di “illecito endofamiliare” che si riferisce ai comportamenti illeciti tenuti da un componente della famiglia nei confronti di un altro soggetto dello stesso nucleo, e, di conseguenza, possono riguardare sia i rapporti fra i coniugi che i rapporti fra i genitori e figli (Cass. Civ. n. 26205/2013; Cass. Civ. n. 5652/2012; Cass. Civ. n. 18853/2011). Continua a leggere

L’adulterio commesso abitualmente nella casa familiare può configurare il reato di maltrattamenti in famiglia (Corte di Cassazione, Sez. III Penale, 3.04.2017, sentenza n. 16543). – Studio Legale OSS

Una recente pronuncia della Suprema Corte, Sezione III Penale, n. 16543 del 3 Aprile 2017, ha ritenuto sussistere il reato di maltrattamenti in famiglia, ex art. 572 c.p., nella condotta del marito il quale, avendo intrattenuto una relazione adulterina all’interno della casa coniugale, aveva provocato sofferenza ed umiliazione alla moglie.

Il reato in questione punisce chiunque, fuori dei casi indicati nell’art. 571 c.p., maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte. Continua a leggere

LA NULLITA’ DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE NON REGISTRATO – Cassazione Civile Sezione III, Sentenza 13/12/2016, n. 25503

La sentenza in esame innerva la specifica questione relativa all’inquadramento, rectius all’esatta identificazione patologica, della fattispecie giuridica costituita dalla mancata registrazione di un contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo.

Orbene, ripercorrendo – lapidariamente – lo svolgimento processuale, è agevole riscontrare come parte attrice adiva l’Autorità Giudiziaria di Ravenna al fine di ottenere la risoluzione di un contratto locatizio, con contestuale richiesta risarcitoria del danno sofferto derivante da illegittima occupazione, cagionato dal convenuto, resosi gravemente inadempiente all’obbligazione fondamentale ex art 1587 c.c., per non aver “dato il corrispettivo nei termini convenuti“, propria del conduttore. Continua a leggere